A Werewolf's Clothes - Author: Aeryn Alexander - PG-13 (nudity, bestiality (sort of), mild teacher/student) - General - Summary: Ginny Weasley spends an evening with Remus Lupin during a full moon and learns a little bit about werewolves.
Qua l'Originale: Tradotto da Shinaré e Cuccussétte - Destinato a gente matura, a causa di scena di nudo, amore tra insegnante e allieva ( ma non c'è sesso e comunque si pensa avvenga quando Ginny è maggiorenne ) e a voler essere proprio cattivi, bestialità ( ma sappiamo che sotto il corpo del lupo ci sta Remus, e non una bestia qualsiasi; è l'uomo tanto amabile che conosciamo ! )http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1857547
Ginny guardò la porta dell'ufficio con un misto di trepidazione e avvertimento sommesso. Mordendosi il labbro inferiore, fissò Madama Pomfrey, e fece caso che il calice che portava ancora stava fumando; cercò di trovare sicurezza nello sguardo della strega più vecchia o nella sua espressione. Qualcosa che le dicesse che andava tutto bene.
"E' del tutto al sicuro, signorina Weasley, e ha detto che sarebbe una bella cosa se volessi passare la sera con lui," le disse amichevole. "Basta che non ti faccia vedere da nessuno quando te ne andrai," aggiunse la Pomfrey prima di voltarsi e ritirarsi nel corridoio illuminato dalla luna, diretta di certo verso l'Infermeria.
Ginny prese un respiro profondo prima di allungarsi verso la maniglia, ed introducendosi attraverso le difese dell'ufficio del professore.
"Del tutto al sicuro", si ripeté in silenzio a sé stessa, entrò e si chiuse la porta dietro.
Sulle prime pensò che l'ufficio fosse vuoto, che ci fossero stati dei fraintendimenti, ma poi guardò verso una porta aperta che forse portava alle stanze più private tra quelle che appartenevano al Professor Lupin, e vide che c'era un fuoco che scoppiettava nel camino e una sagoma piuttosto grande sdraiata sul tappeto. Avanzò sulla soglia e si fermò.
Un grosso ispido licantropo dalla pelliccia grigia stava acciambellato con la testa tra le zampe, e sembrava guardare il fuoco mentre se ne stava lì. Fin da allora, e anche dopo, la coda sventolava, battendo forte contro il tappeto. A dispetto della misura del lupo, e di quello che era, Ginny non pensò che sembrasse spaventoso e terrificante, almeno non nel modo che si era aspettato.
Il licantropo voltò la testa verso la porta dove lei era immobile. Annusò l'aria. Lei gli sorrise, e fece un cauto passo in avanti. Il licantropo fece un lieve rumore, quasi per invitarla ad entrare.
"Buona sera… Remus," gli disse incerta. Ancora non si era abituata all'idea di chiamarlo con il primo nome, sebbene lui spesso incoraggiasse gli studenti preferiti del sesto anno.
Lanciò un altro latrato quando lei si avvicinò, e poi posò la testa sulle zampe di nuovo.
Ginny pensò a quanto le apparisse stanco e ricordò quanto fossero dolorose le sue trasformazioni. Si sedette accanto a lui. Per un attimo esitò, poi prese a carezzargli la pelliccia sulla schiena, con delicatezza.
"Va bene così?" chiese esitando.
Remus la guardò con gli occhi dorati così tristi e si voltò sul fianco verso di lei, posandole la schiena contro la coscia e la testa sul ginocchio. Per Ginny, si permetteva abbastanza. Sorrise e continuò a strofinargli le dita nella pelliccia grigia quasi setosa.
Gli occhi si chiusero mentre lei gli carezzava il fianco, e gli sentiva prendere respiri profondi mentre si godeva il calore del suo pelo e della pelle in una simile gelida sera di gennaio. Sembrava che a sua volta lui sorridesse, ne provasse piacere. Ginny non ci pensò, sebbene dopo che fu inventata la Pozione Wolfsbane, molta gente era stata portata a tener compagnia a Remus durante il plenilunio, o a prendersi cura d lui subito dopo. Era felice che le avessero dato la possibilità rispetto al passato, di poterlo vedere.
Qualche minuto dopo diede in un latrato basso, quando le sue dita toccarono la zona dove la mano argentata di Peter Pettigrew lo aveva bruciato. Non si era resa conto che ancora gli faceva male, tre mesi dopo. Con attenzione, evitò la zona di pelle nuda e sfregiata, e gli carezzò invece il muso, emettendo un lieve suono calmante nel farlo.
Aveva visto la ferita, una chiazza di pelle scolorita proprio sotto l'ombelico, anche una volta che era in forma umana. L'aveva fatta vedere a Harry alla Tana, durante le vacanze di Natale , ed entrambi gli stregoni non erano riusciti a far caso a lei, presente sulle scale, che li guardava silenziosa. Se ne era tornata in camera sua, quasi in lacrime al pensiero di Remus, l'uomo più amichevole e gentile che avesse conosciuto, ferito in un modo simile.
"Mi dispiace," sussurrò al licantropo. Lui le leccò la mano e si mosse per nascondere meglio la ferita. Lei si tenne a distanza da quella zona e continuò a coccolare la sua pelliccia.
Mentre faceva così, Ginny si guardò attorno nel salotto dalla luce fioca, e notò una pila di abiti, piegati con cura, sul divano dietro di lui. Sulle prime non riuscì a immaginare cosa facessero lì. Poi un debole rossore le corse sulle gote, quando comprese che a differenza di un Animagus, i cui vestiti si trasformavano insieme al corpo e divenivano parte della loro forma animale, i licantropi di solito si strappavano gli abiti quando si trasformavano, a meno che non si fossero tolti quello che indossavano in precedenza, come Remus aveva ovviamente fatto.
"Il Professor Lupin del tutto nudo" si rese conto, e si sentì vagamente scioccata, e certo sorpresa, alla scoperta.
Remus carezzò la mano di Ginny con il tartufo, e le distolse l'attenzione dagli abiti sul divano; le diede un'occhiata incuriosita, piegando da un lato la testa.
"Ehm… hai freddo?" gli chiese Ginny comprensiva, maledicendo il calore del suo viso che doveva essere di una brillante sfumatura di rosso.
Remus guardò su verso gli abiti, e poi giù, poi verso Ginny. L'espressione negli occhi gialli passò dal perplesso al triste più svelta di quanto lei non avesse pensato possibile. Lui si ritrasse un poco da lei e si rimise a guardare il fuoco con la testa posata sul tappeto. Ginny comprese benissimo il gesto: lo aveva imbarazzato.
"Remus," prese a dire allungandosi verso di lui. Lui si scansò dalla mano di lei e le iede un'occhiata seria prima di tornare a guardare il fuoco.
"Deve pensare che sia assai immatura e sciocca. Non lo sono. Non ho pensato a lui senza niente addosso. Non ho paura di lui come licantropo o altro. Questo dovrebbe contare qualcosa, o no?" pensò affranta tra sé Ginny, senza smettere di guardarlo.
Il fuoco scoppiettava nel caminetti mentre cercava di pensare a cosa dire al suo professore ed amico per evitarle nuove gaffe. Una cosa così piccola. O così le pareva a lei. Ma per lui, comprese, rappresentava un ulteriore cattivo giudizio riversatogli addosso a causa della licantropia. Non un motivo per odiarlo o temerlo, forse, ma qualcosa che gli procurava vergogna. Lo poteva affermare.
Le parole non potevano rimediare. Non fino a quando non avessero potuto riparlare. Ma Ginny pensò che potesse esserci un modo per farlo sentire più a suo agio e meno imbarazzato dalla sua reazione, nel suo particolare aspetto della sua condizione. Lei prese a sbottonarsi la veste.
Notò che i suoi occhi erano chiusi e che si stava apparentemente assopendo mentre lei faceva scivolare gli abiti da scuola e li riponeva ben ordinati sul divano accanto ai suoi. LE vesti al confronto sembravano assai stropicciate, uno dei suoi orecchi si torse quando lei si tolse le scarpe e le posò accanto al divano, ripiegandovi dentro i calzini dopo che se li fu sfilati.
Ginny quasi perse il controllo quando si sbotonò la gonna, ma se una cosa potesse venir detta della signorina Weasley, era che quando iniziava qualcosa, lo finiva. Si fece scivolare la sottana sui fianchi e en sgusciò fuori. La stanza era sorprendentemente fredda, anche con il fuoco vicino e i tendaggi chiusi. Il salotto era per natura umido, cosa affatto sorprendente, in quanto il grosso del castello tendeva all'umidità.
Fu un po' più facile togliersi la camicetta, sebbene avesse scoperto di non saperla piegare bene come Remus aveva riposto la grigia Oxford che aveva indossato prima, quell giorno. Ovvio, aveva anni di pratica, anche prima che fosse stata creata la Wolfsbane, siccome non aveva mai avuto danaro a sufficienza e non poteva permettersi di strappar una camicia al mese. Ginny era più abituata a togliersi la camicetta e gettarla nel cesto della lavanderia.
Prese a tremare quando slacciò il reggiseno biancoe liscio, coprendosi i seni col braccio sinistro mentre riponeva l'oggetto con il resto dei suoi abiti. In silenzio si rimproverò di nuovo e prese di nuovo ad arrossire. Ma non c'era niente da fare, non era mai rimasta nuda in una stanza con un uomo prima di allora, e anche se Remus adesso appariva lupo, per lei era ancora miolto uomo.
Dopo qualche momento di esitazione, Ginny si tolse i pantaloncini e li gettò sulla cima dei vestiti, che non erano ordinati la metà di quelli di Remus. Infine gli si distese accanto sul tappeto, si sdraiò sullo stomaco, gustando il calore della fiamma e cercando di non apparire a disagio nella sua situazione. L'ultima parte non era stata facile, sebbene sentisse una strana sensazione quando la pelliccia calda le sfiorò la coscia e il fianco.

Remus aprì gli occhi e la guardò in faccia, che era a pochi centimetri dal suo viso. L'espressione era ancora triste e mesta ma anche assonnata. Poi sbattè le ciglia e si giro dalla parte opposta, rendendosi conto che alla ragazza mancava qualcosa, per esempio i vestiti. Fece un suono basso e confuso mentre gli occhi gli si sgranavano. Di nuovo, ginny fu colpita da quanto fosse facile leggere le sue espressioni.
"Pensavo… finché tu eri… che forse se anche io mi toglievo i vestiti… ma forse tu potevi sentirti sentito imbarazzato o chissà… perché non ho mai pensato che ti sentissi in quel modo," gemette Ginny, voltandosi anche lei sul fianco. Se i licantropi potevano ridere, lei pensò che l'avesse fatto.
Si mise in piedi sulle quattro zampe con una certa fatica, e si sdraiò accanto a lei, leccandole la guancia nel farlo. Cercò pure, ma con grande insuccesso, di evitare di guardarle qualsiasi parte del corpo sotto il collo, cosa che lei non mancò di notare.
Riprese a carezzargli la pelliccia proprio come prima , guardandolo negli occhi dorati. Ci fu un'espressione che lei non riuscì a identificare, era allo stesso tempo curiosa e perplessa, e insieme anche meravigliata. Felice, pure, le sembrò. I suoi occhi non erano mai fermi ed espressivi quando era in forma umana. O piuttosto, a Ginny non era mai stata data l'opportunità di guardare così a fondo nelle loro profondità. Sorrise, e Remus le toccò la guancia con il tartufo freddo e umido.
"Posso dormire qua stanotte, Remus?" gli chiese, "Per piacere?"
Lui non le rispose, ma piuttosto chiuse gli occhi e posò la testa sul suo petto.
Ginny rimase sveglia per parecchio tempo, carezzandogli la pelliccia e pensando a tante cose prima di addormentarsi.
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